Non possiamo voltare lo sguardo di fronte alla condizione inumana degli istituti di pena ">

Carceri, l’indulto si può e si deve fare

Non possiamo voltare lo sguardo di fronte alla condizione inumana degli istituti di pena
Non possiamo voltare lo sguardo di fronte alla condizione inumana degli istituti di pena

L’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO, COINCIDE QUEST’ANNO CON UNA STAGIONE DI RIFORME E DI INNOVAZIONI LEGISLATIVE CAPACI DI INCIDERE SUL SISTEMA GIUDIZIARIO ITALIANO. Per troppi anni la macchina della giustizia italiana è stata ferma producendo dilatazione e lentezza dei procedimenti ed aumenti dei costi di accesso. Tutti elementi di debolezza che hanno alimentato diseguaglianza sociale e scarsa tenuta competitiva del «sistema-Paese».
La panoramica tracciata dal Presidente Santacroce nella sua relazione è devastante, soprattutto rispetto al sovraffollamento carcerario, all’uso disinvolto fatto negli anni della custodia cautelare e ai tempi del processo. Oramai si è diffusa la consapevolezza della improcastinabilità di una riorganizzazione del sistema giudiziario. Tocca alla politica rimuovere le contrapposizioni inutili e dannose e creare le condizioni di condivisione nella società, oltre che tra gli operatori, affinché le riforme abbiano le gambe per camminare.
Il campo del diritto civile ha bisogno di interventi capaci di superare la filosofia del «costo zero», vale a dire l’illusione che sia sufficiente intervenire sulle regole del processo senza risorse o investimenti aggiuntivi per migliorarne la qualità. Si tratta di una impostazione sbagliata che, nel corso degli anni, ha prodotto solo guasti. Sempre in relazione al settore civile, poi è necessario superare la frammentarietà dei riti con l’affermazione, come rito ordinario, di quello del lavoro. Inoltre bisogna giungere all’affermazione del processo telematico sull’intero territorio nazionale, con un sguardo rivolto all’introduzione di istituti innovativi come quello della negoziazione assistita.
Sul terreno del diritto penale, invece, occorre rimuovere innanzitutto le condizioni di inciviltà che caratterizzano il nostro ordinamento.
Dunque, ben vengano la riforma della custodia cautelare, a cui il Partito democratico ha dato un contributo importante, l’introduzione di nuovi istituti coma la messa alla prova, il potenziamento delle misure alternative e le nuove normative contenute nel Decreto Carceri.
Tutte misure significative ma che non saranno, però, sufficienti ad allineare i nostri istituti penitenziari agli standard indicati dalla sentenza Torreggiani (emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo l’8 gennaio 2013).
Abbiamo il dovere morale di risolvere il problema del sovraffollamento carcerario. Una forza riformista come il Pd, di fronte alla condizione inumana degli istituti di pena nazionali, non può girare lo sguardo da un’altra parte e cedere al canto delle sirene dei sondaggi o degli orientamenti popolari. È necessario riaffermare la legalità e la certezza del diritto nel nostro Paese, ed è una battaglia giusta da fare. Pertanto oggi, proprio alla luce dei provvedimenti strutturali in corso di approvazione, il Parlamento deve aprire la riflessione sulla necessità di un atto straordinario di clemenza. Tutto ciò non è più eludibile.
Così come non può essere sottaciuta l’urgenza di riformare l’istituto delle intercettazioni ampliando la sfera di riservatezza dei cittadini senza svilirne la funzione di ricerca della prova. Ma ancora dobbiamo avere la forza di mettere in agenda la riforma della responsabilità civile dei magistrati o il tema dei magistrati fuori ruolo. In una fase di grande difficoltà come quella che stiamo attraversando, tutti hanno il dovere di dare una mano e non possono esistere argomenti tabù.
Un’altra grande sfida a cui rispondere con immediatezza è quella della tutela effettiva delle vittime da reato, tema non derubricabile ad argomento secondario nel dibattito politico.
Tutto questo impone, però, uno scatto di coraggio e di ambizione. Per cambiare la giustizia italiana servono cultura delle garanzie e passione per i diritti. Viviamo in un Paese in cui molto spesso in nome della certezza della pena si è finiti per abbattere le garanzie dei cittadini costituzionalmente riconosciute. Questo è un paradigma da rovesciare.

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