Desaparecidos. Argentina e Cile, i figli dei crimini dimenticati delle dittature

Nel Cile di Pinochet 25mila neonati vennero sottratti a famiglie povere e venduti in Europa tramite adozioni illegali. Oggi con l’intelligenza artificiale i familiari hanno dei volti da cercare

Nel Cile di Pinochet 25mila neonati vennero sottratti a famiglie povere e venduti in Europa tramite adozioni illegali. Oggi con l’intelligenza artificiale i familiari hanno dei volti da cercare

 

Santiago del Cile. Quando scompare una persona, ai familiari resta solo un dolore indescrivibile. Si rimane paralizzati, in una dimensione di spazio e di tempo in cui tutto perde senso, in cui non si sa cosa sia successo a chi è scomparso, e si resta soli a chiedersi, ogni giorno, se sia ancora vivo o morto.

Se non si sa nulla per anni, i familiari si tormentano immaginando sempre come potrebbe essere cambiato, come potrebbe essere il suo viso oggi. Ma se della persona scomparsa i familiari non conoscessero nemmeno il volto o il nome?

NEGLI ANNI ’70, durante la dittatura argentina e quella cilena, migliaia di persone sono state fatte scomparire: i desaparecidos. Chiunque si opponesse alla dittatura di Jorge Rafael Videla e a quella di Augusto Pinochet veniva sequestrato, ucciso, e fatto sparire per sempre.

Ma non solo oppositori politici, in quegli anni in ci sono stati anche altri desaparecidos. Decine di migliaia di bambini, a volte figli di militanti, fatti scomparire sia in Cile che in Argentina.

I militari di Videla in Argentina dal 1976 al 1983 hanno rapito 500 figli di desaparecidos e li hanno cresciuti in famiglie di soldati per estirpare da loro «i geni rivoluzionari», mentre in Cile dal 1950 – ma con un picco durante la dittatura di Pinochet – almeno 25mila bambini sono stati strappati a famiglie povere per essere dati in adozione (senza il consenso dei genitori) dall’altra parte del mondo.

Le famiglie, che nella maggior parte dei casi non avevano mai visto il bambino, per più di quarant’anni si sono immaginate il volto del loro figlio scomparso.

Oggi però, per la prima volta, migliaia di queste famiglie hanno trovato un nuovo alleato nella loro ricerca e, grazie all’intelligenza artificiale, hanno finalmente potuto dare un volto al loro familiare scomparso.

SANTIAGO BARROS HA 47 ANNI, lavora come direttore artistico e lo scorso luglio ha deciso di fare un esperimento: ha provato a generare con l’intelligenza artificiale i volti dei nipoti ricercati dalle Abuelas de Plaza de Mayo.

Per creare un viso gli bastano 5 minuti e, dopo diverse prove, inizia a condividerli su Instagram. L’account da lui creato, “IA Abuelas“, diventa in pochi giorni virale e la notizia viene ripresa dalle testate di tutto il mondo.

«Non è uno strumento scientifico, ma può essere d’aiuto, un ottimo mezzo per la ricerca delle Nonne», spiega Barros che ha portato avanti il progetto in forma indipendente, senza una connessione diretta con le Abuelas, la storica associazione di nonne argentine che da oltre 40 anni ricerca i 500 bambini rapiti durante la dittatura.

NEL CASO ARGENTINO i soldati avevano ideato un piano sistematico per rapire quei bambini, rubando loro l’identità e crescendoli poi in famiglie di militari o vicine alla dittatura. Lo scopo era farli diventare cittadini modello per la società che stavano creando, lontano da famiglie che li avrebbero cresciuti con «ideali rivoluzionari».

Le nonne di quei bambini, che spesso sono stati fatti nascere dentro campi di sterminio, però non si sono mai arrese e finora ne hanno trovati ben 133.

«Da quando ho lanciato il progetto – afferma Barros – mi hanno scritto moltissime persone. Molte ragazze mi hanno raccontato che la loro mamma o il loro papà hanno sempre avuto dubbi sulla propria identità e che, dopo aver visto i volti ricreati con l’intelligenza artificiale, hanno deciso di scoprire se sono figli di desaparecidos. Poi mi hanno contattato tanti familiari, emozionati di poter vedere per la prima volta quello che potrebbe essere il volto di chi stanno cercando».

IN CILE INVECE IL CASO sulle adozioni illegali è scoppiato da pochi anni e continua a essere un tabù nella società del Paese sudamericano.

I numeri sono impressionanti, almeno 25mila bambini, e le testimonianze delle madri sono drammatiche. La grandissima maggioranza erano donne povere, spesso analfabete, indigene e non sposate.

Molte volte veniva detto loro che il bambino era nato morto e poi venivano cacciate dall’ospedale in modo molto violento e senza che venisse mostrato loro il corpo del neonato. In altri casi le madri, che non riuscivano a sfamare il proprio bambino, lo lasciavano in orfanotrofio o in case di cura concordando con i gestori che sarebbe stato solo per alcuni mesi, ma – da un giorno all’altro – il bimbo veniva fatto sparire. Altre volte invece erano i militari o i carabineros a intervenire sequestrando bambini da famiglie il cui unico delitto era quello di essere povere.

Così decine di migliaia di bimbi, dal 1950 in poi, sono stati dati in adozione dall’altra parte del mondo (soprattutto in Francia, Italia, Svezia e Danimarca), mentre in Cile la famiglia biologica li cercava disperatamente.

Una tratta milionaria, in cui agenti dello Stato, gruppi di suore e preti e agenzie di adozioni private hanno guadagnato milioni di dollari sulla pelle di bambini e madri distrutte.

DA ALCUNI ANNI LE MADRI CILENE si sono riunite nell’associazione Hijos y madres del silencio per ricercare i propri figli e in Cile è stata aperta un’inchiesta giudiziaria.

Ancora oggi però del caso si sa ben poco. Per esempio non si è ancora riusciti a stabilire se il picco di bambini rapiti negli anni della dittatura di Pinochet sia dovuto a una chiara politica governativa voluta dal dittatore, magari per far uscire dal Paese migliaia di bambini poveri e indigeni che avrebbero pesato sulle casse dello Stato, o se sia dovuto al fatto che durante il regime fosse più facile corrompere militari e diplomatici per portare via bambini innocenti.

Le madri però sono decise a ottenere giustizia e a ritrovare i loro figli scomparsi. E, da pochi giorni, hanno lanciato la loro prima campagna internazionale ideata con l’uso dell’intelligenza artificiale.

«Con l’aiuto di un’agenzia pubblicitaria – spiega Sol Rodriguez, fondatrice di Hijos y madres del silencio – abbiamo ideato uno spot in cui, grazie all’intelligenza artificiale, abbiamo immaginato il volto di uno dei bambini che stiamo cercando».

La campagna, uno spot per ritrovarli

NEL VIDEO è proprio l’ex bambino scomparso a rivolgersi allo spettatore, prima con un volto da uomo e poi da donna (dato che la madre non ha potuto sapere il sesso del figlio al momento della nascita), e racconta che in Cile ci sono migliaia di donne che stanno cercando i loro bambini scomparsi che oggi potrebbero vivere in Europa e che potrebbero avere il suo aspetto.

«È il primo lavoro che realizziamo grazie all’intelligenza artificiale – afferma Rodriguez – ma non credo che sarà l’ultimo. Abbiamo girato il video in varie lingue e speriamo che possa essere visto da centinaia e centinaia di persone in Europa e che ci aiuti a ritrovare le migliaia di figli scomparsi che ancora non hanno potuto riabbracciare le loro madri».

* Fonte/autore: Elena Basso, il manifesto

You may also like

0 comments

Leave a Reply

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Sign In

Reset Your Password