Scontri e saluti romani contro l’arrivo dei pro­fu­ghi

Migranti. La presenza di 19 migranti scatena la rivolta degli abitanti di Casale San Nicola, periferia di Roma. Casa Pound si scontra con la polizia, 14 agenti feriti, due persone arrestate

«Vuole sapere se sono raz­zi­sta? Si, lo sono, ma non per­ché loro sono neri. Davanti al vu cum­prà che sulla spiag­gia si gua­da­gna la vita ven­dendo tap­peti io mi tolgo il cap­pello, ma que­sti ven­gono qui e ci rubano il lavoro e le case. Con i 35 euro al giorno che spen­diamo per loro sai quanti ita­liani si potreb­bero aiu­tare?». Alle quat­tro del pome­rig­gio, con un caldo che toglie il respiro, la signora Giu­lia, arrab­bia­tis­sima resi­dente di Casale San Nicola, mette da parte la diplo­ma­zia. «Ho tre bam­bini pic­coli, che vanno in bici­cletta pro­prio lungo que­sta strada — dice — che ne so io che tra quelli non c’è un pedo­filo?».
I quelli in que­stione sono una ven­tina di pro­fu­ghi arri­vati tre ore prima nell’ex scuola Socrate che il pre­fetto di Roma Franco Gabrielli ha deciso di adi­bire a cen­tro di acco­glienza. Per richie­denti asilo, ovvero pro­fu­ghi, ovvero gente spesso fug­gita da una dit­ta­tura o da una guerra e che per arri­vare fin qui, in que­sto bel­lis­simo angolo della cam­pa­gna romana, peri­fe­ria nord della capi­tale, ha rischiato la pelle. Non pro­prio pedo­fili, insomma. Ma per le 250 fami­glie che abi­tano la zona sono un peri­colo. «Qui non li vogliamo», dicono. E non solo a parole.

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Tira un brutto vento veneto a Roma. L’arrivo della ven­tina di ragazzi afri­cani non è infatti dei più tran­quilli. Il pul­mino bianco che li tra­sporta trova ad atten­derli gli abi­tanti orga­niz­zati ormai da mesi in pre­si­dio e inten­zio­nati a fer­marli a tutti i costi. Gra­zie anche all’aiuto for­nito da Casa Pound, che non ha perso l’occasione di caval­care la pro­te­sta e che ieri si è presa il pal­co­sce­nico. Quando il pull­man fa la sua appa­ri­zione in cima alla strada che con­duce alla vec­chia scuola, ad acco­glierlo trova la solita sce­no­gra­fia fatta di brac­cia tese, sven­to­lii di tri­co­lori e inni nazio­nali. Oltre a qual­che decina di uomini e donne seduti a terra per bloc­care la strada. Comin­cia una trat­tat­tiva con le forze dell’ordine, che però non approda a nulla. «Non faremo nes­sun passo indie­tro», fa sapere il pre­fetto Gabrielli con­fer­mando l’ordine di tra­sfe­rire i migranti nella strut­tura pre­scelta. Gli agenti comin­ciano a spo­stare le donne sedute a terra, poi i resi­denti si fanno indie­tro e lasciano il posto a mili­tanti di Casa Pound. Lo scon­tro dura pochi minuti, ma è vio­lento. Vanno a fuoco cas­so­netti e balle di fieno, con­tro le forze dell’ordine ven­gono lan­ciati sassi e bot­ti­glie. Bot­ti­glie volano anche con­tro il pull­man con i migranti a bordo. Il bilan­cio finale fa con­tare 14 agenti feriti, due per­sone arre­state, una denun­ciata e 15 iden­ti­fi­cate. Sugli scon­tri è stata aperta un’inchiesta. «Abbiamo con­te­nuto i mili­tanti di Casa Pound e ria­perto la strada», spiega la poli­zia, men­tre gli abi­tanti accu­sano gli agenti di aver usato vio­lenza con­tro donne anziane sedute a terra: «Abbiamo foto e video che pro­vano quanto diciamo — affer­mano — e li mostre­remo a tutti».
Di Casale San Nicola si potrà dire tutto, tranne che si tratti della solita peri­fe­ria degra­data. Ex zona agri­cola situata lungo la strada per Brac­ciano, appena alla peri­fe­ria di Roma, è abi­tata da circa 400 per­sone distri­buite in una sere di belle case cir­con­date da ettari di ter­reno cosparsi in que­sti giorni da covoni di fieno. L’ex scuola Socrate è for­mata da tre strut­ture del ’700 dispo­ste a ferro di cavallo e cir­con­date da un giar­dino. Su una cosa i resi­denti hanno ragione. Intorno ai vec­chi casali che for­mano il cen­tro di acco­glienza non c’è niente: per tro­vare un bar o un nego­zio in cui fare la spesa biso­gna cam­mi­nare a piedi per almeno tre chi­lo­me­tri, lo stesso dicasi per la prima fer­mata d’autobus. E di notte si cam­mina al buio, visto che non c’è nean­che un lam­pione a illu­mi­nare la strada. Insomma, siste­ma­zione abi­ta­tiva a parte, anche per i migranti sog­gior­nare da que­ste parti non sarà facile.

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Da quando, tre mesi e mezzo fa, si è saputo che era stata scelta dalla pre­fet­tura per diven­tare un cen­tro di acco­glienza, i 400 resi­denti hanno comin­ciato ad avere paura di un aumento dei furti in casa e di, e di pos­si­bili aggres­sioni e si sono costi­tuiti in pre­si­dio per bloc­care il tra­sfe­ri­mento dei migranti: 100 in tutto, dei quali i 19 di ieri rap­pre­sen­tano una pic­cola avan­guar­dia. «Quella strut­tura non è nean­che norma per ospi­tare 100 per­sone», spiega Giu­lia, 37 anni, seduta sotto un albero davanti l’ex scuola. «Abbiamo fatto ricorso con­tro il seque­stro, ma nes­suno ci ha ascol­tati. Però noi non ci fer­miamo», pro­se­gue. «Que­sto è un con­te­sto pri­vato e le isti­tu­zioni non hanno mai aperto un tavolo di con­cer­ta­zione», spiega invece Fran­ce­sca San­chietti, la por­ta­voce del comi­tato di Casale San Nicola. «Siamo cit­ta­dini ita­liani che hanno subito un sopruso».
Gli scon­tri di ieri hanno avuto uno stra­scico di nume­rose rea­zioni. «Indi­gna­zione» per quanto acca­duto è stata espressa dall’Unhcr: «Ali­men­tare con­sa­pe­vol­mente la reto­rica xeno­foba e raz­zi­sta nei con­fronti dei rifu­giati è peri­co­loso poi­ché fomenta ten­sioni sociali di dif­fi­cile gestione», afferma l’Alto com­mis­sa­riato, men­tre l’Arci legge gli scon­tri di ieri come la con­se­guenza «di un paese sem­pre più incat­ti­vito chiuso in se stesso».
Nel pome­rig­gio una dele­ga­zione del M5S gui­data da Ales­san­dro Di Bat­ti­sta ha incon­trato alla Camera alcuni rap­pre­sen­tanti del comi­tato Casale San Nicola «per com­pren­dere le ragioni della pro­te­sta», hanno spie­gato i par­la­men­tari gril­lini. Non risulta, però, che abbiano chie­sto un ana­logo incon­tro con i migranti per ascol­tare anche le loro ragioni. I quali migranti rischiano di vedere tra­sfor­mata l’ex scuola che li ospita in un bun­ker sor­ve­gliato 24 ore al giorno della poli­zia, senza avere nean­che la pos­si­bi­lità di uscire. «Noi non mol­le­remo», ripe­tono infatti i resi­denti di casale San Nicola. «Quelli da lì se ne devono andare».

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