Germania, il caso Netz?po?li?tik e la libertà di infor­ma­zione

Germania. Pubblicano report sulla sorveglianza sui social network dei servizi di sicurezza tedeschi e vengono accusati di «tradimento»

Il sito tede­sco di infor­ma­zione su i diritti civili digi­tali Netz?po?li?tik?.org sta pas­sando un brutto periodo: dopo aver pub­bli­cato due report riguar­danti la sor­ve­glianza nazio­nale, due dei suoi gior­na­li­sti sono stati messi sotto inchie­sta dalle auto­rità tede­sche per pre­sunto tra­di­mento. Netz?po?li?tik?.org si è sem­pre occu­pato di pro­te­zione dei dati, libertà di infor­ma­zione, sor­ve­glianza e diritti civili. A ini­zio 2015 aveva pub­bli­cato dei docu­menti det­ta­gliando i piani per espan­dere la sor­ve­glianza sui social net­work da parte dell’Ufficio fede­rale per la pro­te­zione della Costituzione.

Ini­zial­mente l’indagine sem­brava riguar­dare solo lo sco­no­sciuto whi­stle­blo­wer respon­sa­bile della fuga di noti­zie, poi è stata allar­gata, inclu­dendo anche i due gior­na­li­sti che ne hanno scritto su Netz?po?li?tik?.org, Mar­kus Bec­ke­dahl (capo redat­tore del sito) e Andre Mei­ster, per «pre­mu­nirsi con­tro la pub­bli­ca­zione di docu­menti clas­si­fi­cati come riser­vati o segreti» come ha dichia­rato Hans-Georg Maas­sen, a capo dei ser­vizi segreti tedeschi.

Per il momento, a seguito di pro­te­ste di media e poli­tici, il pro­ce­di­mento ha subito un arre­sto ma non è detto che non riprenda. La noti­zia che i gior­na­li­sti erano sotto inchie­sta per tra­di­mento ha atti­rato la con­danna di decine di impor­tanti quo­ti­diani e sta­zioni radio tede­sche, così come di espo­nenti poli­tici: il lea­der verde Renate Künast ha defi­nito l’indagine una «umi­lia­zione dello stato di diritto» e lo scorso sabato migliaia di per­sone hanno mani­fe­stato a Ber­lino per dimo­strare il loro soste­gno a Netz?po?li?tik?.org, ai due gior­na­li­sti e per difen­dere la libertà di stampa.

Le rive­la­zioni di Netz­po­li­tik sono molto imba­raz­zanti per il governo tede­sco: si parla della crea­zione di un nuovo reparto per miglio­rare ed esten­dere le capa­cità di sor­ve­glianza in rete, con un inve­sti­mento di diversi milioni di euro. Que­sta nuova unità di spio­nag­gio interno chia­mata «Exten­ded Spe­cia­list Sup­port Inter­net» impie­ghe­rebbe 75 per­sone inca­ri­cate di moni­to­rare le chat e Face­book, indi­vi­duare schemi di movi­mento e gra­fici di comu­ni­ca­zione sui social net­work e rac­co­gliere infor­ma­zioni nascoste.

La noti­zia dell’inchiesta e della pro­te­sta è arri­vata in seguito su Twit­ter tra­mite un annun­cio pub­blico fatto dall’americano, ora resi­dente a Ber­lino, Jacob Appel­baum, aka @ioerror, gior­na­li­sta, hac­ker, atti­vi­sta e difen­sore dei diritti civili, di espres­sione e del diritto alla pri­vacy. Appel­baum ha pre­pa­rato un docu­mento e nel suo tweet ha chie­sto ai gior­na­li­sti di fir­marlo e ren­derlo pubblico.

«L’indagine per tra­di­mento con­tro Netz­po­li­tik e la loro fonte sco­no­sciuta – recita il docu­mento — è un attacco con­tro la stampa libera. Le accuse di alto tra­di­mento nei con­fronti di gior­na­li­sti che svol­gono il loro lavoro essen­ziale è una vio­la­zione del quinto arti­colo della Costi­tu­zione tede­sca. Chie­diamo la fine della inda­gini su Netz­po­li­tik e le loro fonti».

In poco tempo molti gior­na­li­sti hanno rispo­sto al mes­sag­gio e con­tat­tato Appel­baum dando la pro­pria firma e il pro­prio appog­gio. Bethany Hornbe, gior­na­li­sta ame­ri­cana, ha twit­tato inci­tando altri mem­bri della stampa a con­tat­tare Appel­baum e a fir­mare, come ha fatto un altro ame­ri­cano, Jeff Jar­vis, gior­na­li­sta e soste­ni­tore dell’open web. Così un’indagine su una rive­la­zione riguar­dante il con­trollo dei ser­vizi segreti sui social media, ha tro­vato pro­prio nei social media il mega­fono e la cassa di riso­nanza neces­sari per allar­gare inter­na­zio­nal­mente la protesta.

You may also like

0 comments

Leave a Reply

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Sign In

Reset Your Password