Pestato a Palermo dirigente di Forza Nuova, fermati 2 attivisti dei centri sociali

La polizia ha perquisito diverse abitazioni degli ambienti della sinistra antagonista e dello studentato «Malarazza».

L’aggressione a Massimiliano Ursino. La polizia è sulle tracce di altri due componenti del gruppo, in totale otto persone che avrebbe circondato e pestato il dirigente di Fn. L’accusa è di tentato omicidio

PALERMO. Il pestaggio di Massimiliano Ursino, dirigente di forza nuova malmenato e legato all’uscita da un supermercato davanti a tanti passanti, arriva al culmine di un clima di tensione che imperversa da tempo a Palermo. Per l’aggressione la Digos ieri sera ha fermato due giovani, Carlo Mancuso, 25 anni, e Giovanni Marco Codraro, 27 anni, accusati di tentativo di omicidio. Gli agenti sono risaliti ai due grazie alle immagini di una videocamera che ha ripreso il raid; denunciate altre quattro persone, tra cui una ragazza che ha ripreso l’aggressione con un telefonino, il filmato è finito su youtube. La polizia ha perquisito diverse abitazioni di soggetti legati agli ambienti della sinistra antagonista e dello studentato «Malarazza». E sono sulle tracce di altri due componenti del gruppo, in totale otto persone che avrebbe circondato e pestato il dirigente di Fn.

Codraro, uno dei due ragazzi fermati, era stato arrestato tre anni fa per i disordini avvenuti durante una manifestazione dei centri sociali a Cremona organizzata per protestare contro il ferimento, avvenuto sei giorni prima, di un attivista di sinistra da parte di esponenti di Casapound; lo studente di ingegneria fu accusato di devastazione e saccheggio, all’epoca faceva parte del collettivo autonomo di Palermo. Fu assolto, un anno dopo, dal gup di Cremona dall’accusa di devastazione e saccheggio, mentre fu condannato per resistenza a pubblico ufficiale a nove mesi e 23 giorni di reclusione, pena sospesa.

Anche la vittima, Massimiliano Ursino, ha precedenti specifici. Venne arrestato nel luglio 2006 per aver rapinato e picchiato due migranti del Bangladesh, di fronte al teatro Massimo. Dopo aver subito la rapina, una borsa e articoli di bigiotteria, le due vittime inseguirono Ursino e due suoi complici, anche loro di Forza nuova, ma questi avrebbero tirato fuori delle spranghe e picchiato a sangue i venditori ambulanti. L’esponente di estrema destra venne condannato in primo grado a due anni e mezzo di carcere. Ma quello con i due migranti non è stato l’unico episodio violento e a sfondo razzista. Nel giugno 2005, Ursino sempre con altri due complici, aggredì con pugni e bastonate un nigeriano e un altro giovane originario di Siracusa in via Candelai, sempre nel centro di Palermo. I tre vennero rinviati a giudizio per lesioni aggravate per aver agito in base a «motivi razziali». Nel 2008 partecipò al confezionamento e alla spedizione dei pacchi choc inviati a varie redazioni giornalistiche, contenenti una bambola sporcata con sangue e interiora di animale per la campagna di Forza Nuova contro la legge sull’aborto. Qualche settimana fa si fece fotografare con altri militanti a bordo di alcuni autobus pubblici, ronde, a suo dire, per «la sicurezza dei passeggeri».

Il raid punitivo è stato rivendicato con un comunicato via mail a diversi organi di informazione. «A pochi giorni dall’arrivo in città di Roberto Fiore – si legge – Massimo Ursino è stato colpito in modo esemplare. È stato bloccato, immobilizzato e legato con del nastro adesivo, poi lasciato a terra senza possibilità di fuggire. Chi afferma che esista una ‘minaccia fascista’, a Palermo come in tutta la Sicilia dovrà ricredersi: questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonché la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo».

Ursino risponde dopo l’aggressione dal suo profilo Facebook rifiutando «condanne ipocrite»: «Né elemosiniamo la presa di posizione di alcuno o la condanna ipocrita di quelle autorità politiche che almeno moralmente hanno le mani sporche di sangue».

«Solidarietà» ai fermati arriva dai centri sociali Anomalia e San Basilio. «Avranno noi al proprio fianco e supporto legale. Noi stiamo con gli antifascisti», dice il portavoce Giorgio Martinico. Si teme per sabato prossimo: a Palermo è atteso Roberto Fiore, leader di Fn. Il comizio è ancora in forse: un cartello di associazioni, tra cui l’Anpi, l’Arci, i Cobas e il centro Santa Chiara che accoglie i migranti, hanno chiesto al prefetto, al questore e al comune di vietare la manifestazione. Alla richiesta si sono unite la Cgil, LeU e Prc, che condannano la violenza.

FONTE: Alfredo Marsala, IL MANIFESTO

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