1919-2019. La strage degli spartachisti e l’ombra della guerra civile su Weimar

Cento anni fa, colpendo Liebknecht e la Luxemburg i controrivoluzionari tedeschi non colpivano solo le figure fisiche di due prestigiosi capi rivoluzionari, ma il patrimonio ideale e politico che in essi si era incarnato

A cento anni dall’uccisione di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg ad opera di soldati controrivoluzionari con la connivenza di una parte della socialdemocrazia tedesca, non è spenta la memoria della guerra civile che dilaniò con il movimento operaio tedesco il movimento operaio internazionale. L’ombra di questa guerra civile si allungò sulla repubblica di Weimar fino alle soglie del potere nazista.

Colpendo Liebknecht e la Luxemburg i controrivoluzionari tedeschi non colpivano solo le figure fisiche di due prestigiosi capi rivoluzionari, ma il patrimonio ideale e politico che in essi si era incarnato. Con essi moriva la Seconda Internazionale che era naufragata con la sua impotenza dinnanzi all’esplosione della Prima guerra mondiale, lasciando senza guida e senza orientamento milioni di uomini e donne che negli ideali dell’antimperialismo, dell’antimilitarismo e della solidarietà internazionale avevano dato vita tra la fine dell’Ottocento e la prima decade del Novecento ai grandi movimenti di massa per il suffragio universale e l’affermazione dei diritti socialii.

Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg rappresentavano con la Lega Spartachista il tentativo di resuscitare un movimento rivoluzionario tra le rovine della guerra e le prospettive aperte dalla rivoluzione russa di ottobre. La lunga solitaria battaglia condotta da Liebknecht contro il voto ai crediti di guerra della socialdemocrazia tedesca ne fece il leader naturale dell’opposizione alla guerra e di un’alternativa alla politica della socialdemocrazia.

Liebknecht continuò ad essere un uomo solo anche nei mesi finali della guerra quando il malcontento serpeggiava tra grandi masse popolari, al fronte e dietro il fronte. Ma le grandi masse in rivolta non volevano la rivoluzione, volevano più semplicemente la fine della guerra che aveva isolato la Germania e ne aveva costretto alla fame e all’indigenza la popolazione.

Prima ancora che la loro uccisione ne facesse martiri e simboli della rivoluzione tradita, Liebknecht e la Luxemburg furono incessanti promotori della critica alla subalternità della socialdemocrazia alla politica di classe della borghesia prussiana e delle forme di repressione esercitate contro le minoranze di opposizione. Soprattutto la Luxemburg fu sensibile agli stimoli che provenivano dalla rivoluzione russa del 1917, della quale percepì precocemente la natura di prodromo della rivoluzione mondiale e il germe di una nuova Internazionale.

Fu proprio l’esplosione della rivoluzione in Russia che sollecitò Liebknecht e la Luxemburg ad accelerare la spinta rivoluzionaria in Germania nella duplice ottica di sottolineare la solidarietà con il movimento in Russia ed inserire la Germania in un processo rivoluzionario continentale. In realtà la storia ha dimostrato che mancavano le premesse per un processo di questo tipo; non solo in Germania ma anche altrove in Europa il movimento operaio si mosse in direzioni diverse.

Liebknecht, grande agitatore politico e tenace combattente contro la guerra, e Rosa Luxemburg, tra gli ultimi teorici del marxismo, furono travolti dal loro estremo tentativo di porre la minoranza spartachista alla testa della rivoluzione in Germania.

Karl Liebknecht non fu solo uno straordinario tribuno popolare, era, come la Luxemburg, un grande intellettuale, un grande protagonista del binomio tra lotte parlamentari e lotte di massa, bersaglio preferito per questo dei conservatori prussiani quanto amato e quasi venerato nei ceti popolari, che lo consideravano lo scudo dei loro interessi. Prima ancora che come il fondatore del Partito Comunista tedesco Liebknecht, fu vissuto nella memoria popolare come il vindice delle ingiustizie e dei soprusi.

A cento anni dall’uccisione di queste due straordinarie figure dalla loro eredità discende un patrimonio di idee e un metodo di ricerca che il tempo non ha cancellato e che costituiscono tuttora un obiettivo a cui guardare nella lotta per il raggiungimento di una società più giusta.

* Fonte: Enzo Collotti, IL MANIFESTO

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