Oggi in piazza a Roma c’è la « vera scuola »

Il prov­ve­di­mento in discus­sione alla Camera rea­lizza il vec­chio sogno ber­lu­sco­niano del «pre­side mana­ger» che ha il potere di chia­mata diretta sui 100.701 docenti pre­cari

Dalle 10,30 a piazza Santi Apo­stoli di Roma le rap­pre­sen­tanze sin­da­cali uni­ta­rie (Rsu) della scuola, ade­renti a Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda, mani­fe­ste­ranno con­tro la «Buona Scuola» di Renzi. Il Ddl è stato defi­nito «rivo­lu­zio­na­rio» dal sot­to­se­gre­ta­rio all’Istruzione Faraone (Pd). In un certo senso ha ragione. Il prov­ve­di­mento in discus­sione alla Camera, e da appro­vare molto in fretta per il governo, rea­lizza il vec­chio sogno ber­lu­sco­niano del «pre­side mana­ger» che ha il potere di chia­mata diretta sui 100.701 docenti pre­cari assunti il pros­simo set­tem­bre. E avrà anche il potere di aumen­tar­gli lo stipendio.

L’ossessione diri­gi­sta e azien­da­li­sta pre­sente nel Ddl esprime la voca­zione di tutte le riforme della scuola dal 2000 quando al governo c’era il centro-sinistra. Le Rsu chie­dono pro­fonde modi­fi­che al Ddl in nome degli 810 mila lavo­ra­tori della scuola (oltre l’80% della cate­go­ria) che le hanno elette. «Noi siamo la vera scuola» sosten­gono. Il corpo vivo che poi dovrà subire le con­se­guenze del gar­bu­glio inco­sti­tu­zio­nale con il quale il governo Renzi sta ricat­tando l’intero par­la­mento. Nel det­ta­glio le Rsu cri­ti­cano il modello che Faraone ritiene «rivo­lu­zio­na­rio». Più chia­ra­mente: l’oggetto della con­tesa è la gestione auto­ri­ta­ria degli isti­tuti, come del per­so­nale docente e ammi­ni­stra­tivo, che l’esecutivo intende rafforzare.

«Sono stra­volti i prin­cipi di un’autonomia fon­data sulla col­le­gia­lità, la coo­pe­ra­zione e la con­di­vi­sione» sosten­gono i sin­da­cati che sono favo­re­voli «a un piano di assun­zioni che assi­curi la sta­bi­lità del lavoro per tutto il per­so­nale docente e Ata impie­gato da anni pre­ca­ria­mente». Resta da capire se le annun­cia­tis­sime assun­zioni di un terzo dei docenti pre­cari nella scuola (ma non di quelli Ata) saranno coe­renti con il con­tratto nazio­nale della cate­go­ria, oltre che del det­tato costi­tu­zio­nale. Da quanto si legge invece nella bozza del Ddl in discus­sione sem­bra pro­prio di no: i docenti ver­ranno iscritti ad albi da cui i pre­sidi nomi­ne­ranno i loro pre­fe­riti e saranno trat­tati da lavo­ra­tori sta­gio­nali e come «tap­pa­bu­chi» per le sup­plenze (all’incirca la metà degli assunti). I sin­da­cati chie­dono anche «forti inve­sti­menti». La rispo­sta di Faraone: «Ascol­te­remo tutti. È nor­male che ci siano dei con­ser­va­to­ri­smi e delle diffidenze».

Nella neo­lin­gua ren­ziana «con­ser­va­tore» signi­fica difen­dere la costi­tu­zione e il diritto del lavoro. Scene già viste. Ai sin­da­cati toc­che­rebbe pro­vare a inno­vare que­sto spar­tito. A soste­nere la mani­fe­sta­zione ci sarà Susanna Camusso, segre­ta­ria Cgil, che dice «no all’idea di una scuola come pri­vi­le­gio» e i par­la­men­tari di Sel che ieri hanno espresso le loro pre­oc­cu­pa­zioni sull’iter del Ddl alla pre­si­dente della Camera Laura Bol­drini: «Un per­corso a tappe for­zate che umi­lia il Par­la­mento e un set­tore impor­tan­tis­simo per il nostro Paese».

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