Sabina Rossa: “Nessun imbarazzo l’ergastolo della parola sarebbe un’ingiustizia”

Rossa

Sabina Rossa, figlia di Guido Rossa, l’operaio comunista ucciso dalle Br il 24 gennaio 1979: «Non mi sentirei minimamente a disagio a parlare accanto agli ex brigatisti Faranda e Bonisoli »

Lei a quel corso di formazione sulla giustizia riparativa non parteciperà. «Ma solo perché ho dei problemi di salute che mi impediscono di andare a Scandicci, nonostante sia stata invitata. Non mi sentirei minimamente a disagio a parlare accanto agli ex brigatisti Faranda e Bonisoli ». Lei è Sabina Rossa, figlia di Guido Rossa, l’operaio comunista ucciso dalle Br il 24 gennaio 1979. «Faranda e Bonisoli sono stati invitati, non si sono certo offerti. Non vanno a fare i protagonisti. Saranno lì di fronte a 300 magistrati a spiegare quali sono stati i loro errori. Credete che sia facile? Sono persone che si mettono a nudo, vanno apprezzati».

Alessandra Galli la pensa diversamente, e si dice sconcertata dalla scelta della Scuola dei magistrati di invitarli.

«Non entro in polemica con il magistrato Galli, ma ribadisco: chi sbaglia non deve aprire più bocca fino alla sua morte? Io non sono d’accordo. Non credo che l’autore di un reato possa essere condannato all’”ergastolo della parola”, e non debba più apparire o esistere. E poi un corso sulla giustizia riparativa assume meno significato senza testimonianze come quella di Faranda e Bonisoli ».

Ma possibile che non si potessero trovare testimoni meno ingombranti e ugualmente efficaci?

«Beh, sicuramente è chiaro che la scelta è simbolica. La stagione del terrorismo e delle stragi è un periodo della nostra storia in cui non tutto è stato chiarito. Non capisco di cosa ha paura questo Paese».

Se avessero invitato ex terroristi della destra eversiva la penserebbe allo stesso modo?

«Non banalizziamo. La scelta dei due ex br prende le mosse da un percorso durato dieci anni, intrapreso da Agnese Moro e da altri per riavvicinare ex terroristi e familiari delle vittime, e che è sfociato nella pubblicazione del “Libro dell’incontro”. Quindi non è casuale che al corso sia stato chiamato chi ha partecipato al progetto. Dal di fuori a volte è difficile anche per me capire come siano arrivati a quella condivisione di argomenti, ma bisogna averle vissute, certe esperienze, per capire e non dare giudizi a sproposito ».

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